Mi chiamo Roberto Mosca e sono il titolare della Spring Color, un’azienda artigiana che produce malte, pitture e vernici dal 1958. La mia famiglia si occupa però di colori e affini da quattro generazioni e possiedo anche un mulino a mano di mio bisnonno che serviva per macinare terre coloranti e olio.
A seguito di malattie professionali che colpiscono mio padre, mio nonno e altri conoscenti decido nel 1993 di iniziare una ricerca rivolta alla produzione di vernici bioecologiche.
Nel 1995 conseguo un primo brevetto sull’uso industriale di leganti organici quali latte, uovo, cera d’api e loro derivati. Alla messa a punto di basi bianche o neutre, porto avanti parallelamente la ricerca di coloranti naturali tradizionali, dimenticati da tempo.
Oltre a pigmenti inorganici quali terre, argille, ossidi di ferro ed altri metalli leggeri, inizio con i miei collaboratori a spaziare nel mondo vegetale.
La prima esperienza è con pigmenti provenienti dall’Iran, gli stessi utilizzati per i tappeti persiani originali: fiori tintori o radici che micronizziamo a secco o in umido. I blu (vari tipi di indaco) e i giallo-aranciati (zafferano) sono eccezionalmente belli e apprezzati da diversi architetti nei cantieri dove sono utilizzate pitture colorate. Il possibile successo è ostacolato dalla legge iraniana, che non permette un’esportazione di una quantità importante di pigmenti riservati all’artigianato locale primario. A questo punto la nostra ricerca e sviluppo sui pigmenti vegetali si rivolge a quelli importati in Italia da grossisti che operano principalmente nel campo dell’industria cosmetica. La maggiorparte dei pigmenti vegetali è utilizzabile solo negli interni ed il problema principale è quello del viraggio del colore dopo qualche mese, per cui molti estratti vegetali sono scartati ed altri tagliati anche con terre naturali o pigmenti come la cocciniglia.
Scopriamo anche un prodotto che dona effetti estetici molto pregevoli, cioè uno stucco lustro a base calce nella cui formulazione i fiori tintori sono addizionati grazie al potere tensioattivo del rosso d’uovo stabilizzato da oli essenziali. La cartella colori risultante è molto apprezzata e l’utilizzo di nuovi cromatismi conferisce una seconda giovinezza nel mercato allo stucco veneziano, negli ultimi anni in declino commerciale.
Nel 1997 un chimico modenese, Gianni Giovannini, mette a punto delle precipitazioni di clorofilla ed altri estratti vegetali su basi inorganiche come terre naturali. L’anno dopo collaboriamo con lui ed insieme produciamo dei coloranti vegetali con veicolo d’impasto albumina e caseina, stabilizzati da oli essenziali e aceti.
Grazie a questi coloranti, venduti anche ad altri produttori, la Spring Color perfeziona delle nuove cartelle colori di pitture murali, quali tinte a calce, tempere e velature.
In questo periodo l’ASSAM (Ente di sviluppo agricolo delle Marche) insieme al CIPA-AT (Confederazione Agricoltori Italiani) ed alla Comunità Europea, portano avanti il progetto “Cilestre” volto alla riscoperta delle piante officinali tintorie, soprattutto per usi tessili.
La Spring Color è presto chiamata a collaborare e le risultanze sono molto interessanti : pigmenti più resistenti sia agli ambienti alcalini che a quelli acidi e, soprattutto buoni comportamenti negli esterni. I gialli più interessanti sono il cartamo e la reseda, il rosso è la robbia, il blu è l’isatis tinctoria cioè il guado. Quest’ultimo pigmento è molto più resistente dell’indaco comunemente importato in Italia ed è quello utilizzato per secoli, prima dell’avvento nel 1700 del blu di cobalto.
Il guado è il “vitrum” dei romani, il blu di cuccagna degli antichi pittori italiani, l’oro blu dei commercianti del medioevo (aveva molto peso nell’economia dell’appennino centrale dove recentemente sono state trovate ben 60 antiche macine da guado) come nel caso del padre di Piero della Francesca che lavorava nel mercato tessile, il “pastel” dei francesi (l’Università di Toulouse è stata la prima negli anni ’90 a riscoprire le antiche tecniche di estrazione).
In Italia l’estrazione a freddo del guado è stata effettuata la prima volta da Massimo Butta della cooperativa agricola “La Campana” di Ascoli Piceno.
Nelle Marche la Spring Color collabora anche con la cooperativa “Oasi San Benedetto” di Borgo Pace (Pesaro-Urbino) che svolge sia attività didattica con un museo dei colori vegetali, sia coltivazione sperimentale, sia estrazione che produzione di acquerelli (a base di leganti Spring Color) per vari usi di artigianato artistico (ceramica, cartoncino, decoupage, ...).
In sette/otto anni la Spring Color ha fornito 50.000 cantieri con malte, pitture e vernici formulate senza componenti di sintesi petrolchimica. Componenti come dicevo che dericano in gran parte dall’agricoltura e dall’allevamento.
Pensate che mediamente ogni anno gli allevatori italiani dovrebbero pagare 200 milioni di Euro per il teorico esubero di 500 milioni di litri di latte, dalle quote fissate dalla Comunità Europea. Pensate che il latte è stato il primo veicolo d’impasto nella storia della pittura e potrebbe essere utilizzato dagli oltre mille produttori di malte, pitture e vernici italiani che si ritrovano nella condizione di spacciatori di piatti pigmenti sintetici prodotti dalle multinazionali petrolchimiche, con il risultato che anche i centri storici del Belpaese siano colorati come quelli di New York, Tokio e Singapore.
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